DELLY.
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La chiamata del Signore.
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1964. A. Salani Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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PRESENTAZIONE.
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La Colomba del Castello"  usc per "I Romanzi della Rosa", una serie di romanzi Rosa\Drammatici dei primi del Novecento,  veri best seller dell'epoca, che oggigiorno per i nostri parametri sono piuttosto anacronistici.
Anche questo "La Colomba del Castello" si basa su un dramma: un ragazzino in coma viene ritrovato su una spiaggia; l'uomo che lo trova decide di adottarlo, di dargli un nuovo nome, Consalvo, visto che il bambino, dopo essersi svegliato dal misterioso sonno causato da un narcotico, non ricorda nulla; il trovatello vive felice accolto in questa nuova famiglia e amato dai suoi nuovi genitori e dai loro due figli, tra cui Ginetta, che si affezionano subito a lui. Anni dopo, quando i genitori muoiono, la sorella, Ginetta, va alavorare come educatrice in un castello propriet di una famiglia di protestanti, addetta all'educazione della loro figlioletta, Anna, e, guardando un ritratto, Ginetta scopre un'incredibile somiglianze tra Consalvo e l'erede del castello, misteriosamente morto decenni prima, come le  stato raccontato... in realt, l'erede non  morto, ma  vittima di una congiura ordita dal conte e dal suo fedele ed inquietante servitore ind, che ha narcotizzato il bambino per poi abbandonarlo sulla spiaggia e togliere di mezzo l'erede. Quando ormai Ginetta ha risolto l'intrigo, viene allontanata dal castello con una scusante e poco dopo Anna, la figlioletta del malefico conte, ha un incidente: mentre  sulla spiaggia, viene aggredita da un avvoltoio che la ferisce gravemente alla testa. La piccina viene soccorsa e portata al castello; in punto di morte, mentre sta agonizzando, la piccola protestante chiede al padre di chiamare un prete:  suo desiderio morire da cattolica, essendosi sentita fin da subito attratta dalla fede di Ginetta, super cattolica osservante... 
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CHI E' DELLY.
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Delly  uno pseudonimo collettivo adottato dai fratelli Jeanne-Marie (Avignone, 13 settembre 1875, Versailles, 1947) e Frdric Petitjean de la Rosire (Vannes, 1876, Versailles, 1949).
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire. Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione.
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria, la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi, ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925, e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica. L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello.
Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly".
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca.
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La chiamata del Signore.
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Capitolo 1.
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Il crepuscolo si diffondeva sotto le volte romane di Sant'Andrea allorch Paolo Desalle vi entr una sera di novembre.
L'abside sola s'illuminava ancora di un ultimo riflesso del giorno, nel quale si delineavano i particolari squisiti di un tabernacolo del secolo sedicesimo, cesellato con arte paziente.
Alcuni ceri ardevano a destra e a sinistra, nelle piccole cappelle dedicate alla Madonna e a San Giuseppe: il loro odore leggero si diffondeva nelle strette navate, confuso col profumo un po' acre dei fiori autunnali; sugli altari, sui grandi quadri che ricoprivano tutta un'ala di muro, sulle statue antiche, la loro fiamma vacillante gettava bagliori larghi e mobili, che davano una fuggevole apparenza di vita alle figure immobili, corrose dagli anni.
Paolo s'inginocchi nella parte superiore della navata.
Nell'ombra che si addensava, la fioca luce rossastra della lampada del tabernacolo brillava dolcemente. Il giovane appoggi il viso sulle mani congiunte e si mise a pregare. Un fervore placido e forte si diffondeva sul suo sembiante che a un tratto si oscur: i suoi lineamenti, non ancora decisamente marcati, poich Paolo aveva appena diciott'anni, fremettero a lungo; le sue mani si strinsero in un gesto d'angoscia.
Paolo mormor: Mio Dio, mio Dio, egli non acconsentir! Che lotta io prevedo contro lui, contro questo padre tanto caro che non vorr mai concedermi a Voi!
Il buio invadeva interamente la piccola chiesa. Alcuni ceri si spengevano mandando un odore nauseante di grasso caldo e gettando intorno repentini bagliori. Nella semioscurit il viso di Paolo si distingueva ancora, e formava come una macchia
chiara, immobile. Le sue labbra tremavano mormorando parole di preghiera. Poi si calm. La pace ridiscese nella sua anima turbata un istante al pensiero della prova che lo attendeva.
Preg ancora, a lungo. La notte era profonda quando egli usc dalla chiesa.
Le finestre rischiarate disegnavano ampi spazi luminosi sulle case oscure. Percorrendo la via deserta, Paolo usc dal villaggio. Dinanzi a lui si stendeva una strada in mezzo ai prati silenziosi: vi s'incammin di passo affrettato.
La via saliva. Quando Paolo si trov sull'alto del pendio, si rivolse.
Dinanzi a lui il villaggio non era pi che una massa confusa nella notte, in cui i lumi apparivano come puntolini lucenti. Egli fiss lo sguardo su quel punto, lungamente, e gli salirono spontanee alle labbra le parole compassionevoli del Maestro: Io ho piet di questo popolo. Tutte quelle anime colpevoli o indifferenti, tentate, sciagurate, sofferenti, tutte le anime che vivevano l, in quel piccolo angolo della terra, si presentarono al suo pensiero.
Una grande piet gli strinse l'anima, e lo zelo fece battere pi affrettato quel cuore giovane e forte che aveva sentito la chiamata di Dio.
Continu il cammino. Nella notte si distinguevano le forme degli alberi, e le foglie frusciavano al contatto dell'aria tranquilla. Paolo s'era inoltrato in un viale alla cui estremit sorgeva l'alta facciata, illuminata brillantemente, d'una splendida casa.
Il silenzio fu interrotto da latrati acuti e festosi. Quando Paolo raggiunse l'alta cancellata di ferro battuto, i cani si slanciarono, premendovisi con piccoli guaiti di gioia. Il portinaio usc dal suo stanzino ed apr la porticina laterale.
Il giovane attravers il cortile seguito dai cani che continuavano ad abbaiare. Entr nel vestibolo illuminato e deserto. Una porta si apr, una donna mostr il viso minuto e grazioso, che un affanno alterava alquanto.
Ah, sei tu, Paolo?
Egli le si avvicin chiedendo con voce ansiosa: Gli avete parlato, mamma?
S.
Lo prese per mano, e lo condusse in un salotto elegante, rischiarato da tre lampade velate di verde tenue. Gli occhi tristi e dolci si fissarono su Paolo, mentr'egli, esitando, domandava: E... che cosa ha detto?
Non vuol sentirne parlare, naturalmente.  adiratissimo. Oh, mio diletto, tu non potrai ottener mai ci che desideri!
Pass il braccio intorno al collo di Paolo, chinando il capo in modo che la sua fronte sfiorava la guancia del figlio.
Dio che vede tutto il mio desiderio di rispondere alla sua chiamata, sapr permettermi di seguirla, cara mamma. Dunque, il babbo non vuole neppure ascoltarmi?
S, ti aspetta nel suo studio. Oh, ti raccomando di esser calmo, figlio mio! Egli dir forse cose crudeli... per te, per me. Sopportale. Ci vuol tanto bene, e non pu comprendere che Dio abbia il diritto di precedenza su lui.
Non temete nulla, mamma! Ritorno dalla chiesa, dove ho pregato per esser forte.
I suoi occhi gravi e amorevoli fissarono a lungo il viso inquieto, mentre ripeteva: Non temete nulla.
La signora Desalle baci a lungo la fronte giovanile e mormor: Va' dal padre tuo, mio povero figliuolo, e poi ritorna da me.
Egli usc dal salotto, percorse una galleria di quadri e buss alla porta del gabinetto paterno.
Una voce brusca disse: Avanti.
Paolo apr un battente e attravers la stanza. Un uomo che era chino sulla scrivania di stile impero si rialz un poco, e volse verso Paolo il viso colorito sul quale risaltavano i folti baffi bruni.
Ah, sei tu? Bene; dobbiamo un po' parlare.
La voce era dura, e i chiari occhi, fissandosi su Paolo, scintillavano d'ira repressa.
Siedi e ripeti ci che  venuta a dirmi tua madre.
Ch'io mi sento chiamato al sacerdozio. S, padre mio, ve lo ripeto con piena sincerit.
I lineamenti del signor Desalle si contrassero, e la mano spiegazz le carte posate accanto a lui, sulla scrivania.
Da quanto tempo hai fatto questa bella scoperta?
Sono tre anni che ci penso; ma da sei mesi a questa parte la certezza della mia vocazione si precisa.
La certezza!... Tu chiami certezza quanto non  che un'attrazione passeggera, conseguenza di qualche esaltazione religiosa che domani non esister pi.
No, padre mio, non  esaltazione. Ho seriamente riflettuto e interrogato me stesso. Ho atteso, prima di parlarvene, per essere sicuro della mia strada. Ed oggi posso veramente dirvi che la mia vocazione  quella.
Il signor Desalle fece un movimento cos brusco che la poltrona scricchiol.
Sei pazzo! Ebbi davvero una buona idea a lasciar tua madre libera di allevarti a modo suo, nelle esagerazioni della religione! Dicevo a me stesso: La fede frena i giovani; ed  vero; ma non avevo pensato che anche talvolta li prende, li ruba alle loro famiglie...
Padre mio! Ma perch, se io sar prete, sar meno vostro? No, no, tutt'altro! Sapete quanto  grande il mio affetto per voi. E diventando ministro di Dio, ve lo conserver tutto, anzi, aumentato ancora, e reso soprannaturale.
Un'onda di sangue color il viso del signor Desalle. I suoi occhi lampeggiarono di collera sorda, e frequenti sussulti percorrevano la sua epidermide fremente.
Bando a tutto questo! Io non sono un nemico della religione; ho conservato certi principii, certe credenze, e quand'anche la madre tua non se ne fosse occupata, avrei voluto che tu ricevessi un'educazione cristiana. Ma quanto a fare un sacerdote del mio unico figlio... ah, no, non bisogna chiedermi tanto! E soprattutto in questo momento in cui, perseguitati incessantemente, i religiosi sono selvaggina inseguita! Bene scelto, davvero!
Paolo si alz vivamente. Il suo viso impallidiva e la sua mano, che s'appoggiava alla scrivania del padre, tremava un po'. Ma la sua voce vibrava nel rispondere: Permettetemi di dirvi, babbo, che questo  appunto il momento di difendere virilmente la mia religione, di dedicarmi tutto al suo servizio. Il mio Dio oltraggiato, abbandonato, richiede dei sacerdoti da inviare a quelle povere anime smarrite, ingannate da mandatari diabolici.
Egli promette loro persecuzioni e molte amarezze in questo mondo, e la ricompensa degli apostoli nell'altro. Questa sorte disprezzata dal mondo sar per il vostro figliuolo infinitamente pi gloriosa di tutte le professioni brillanti fra cui la vostra ricchezza mi avrebbe permesso di scegliere.
Tu sragioni!
Gli occhi del padre si fissarono sul giovane viso illuminato da una profonda commozione. Com'era bello il suo Paolo! E come ne andava orgoglioso! E tutta quell'intelligenza, quella fiera distinzione e l'ardente giovinezza, sparirebbero nelle pieghe di una tonaca! Che follia soltanto pensarvi!
Padre mio...
Taci. Non parlarmi mai pi di questo, capisci? E rammenta che mai te lo permetter. Scegli la carriera che pi ti aggrada,
non ne scegliere alcuna, se lo preferisci; ma quanto a farti sacerdote, mai!
Un vivo rossore sal alle guance scolorite di Paolo.
Egli disse con voce fremente: Spero che rifletterete, babbo, e non assumerete una s terribile responsabilit.
Assumo tutto. Ora mi farai il favore di recarti a raggiungere i tuoi cugini a Biarritz e di divertirti incessantemente, per dimenticare questa folla. Spero ritornerai calmo a Parigi.
Andr a Biarritz, se voi l'ordinate, babbo. Ma non sperate che laggi dimentichi la mia vocazione.
 quanto vedremo.
Il signor Desalle si alz, fece alcuni passi per trovarsi accanto al figlio e gli pos la mano sulla spalla...  questo, Paolo, il modo con cui ricompensi gli sforzi che ho fatto per renderti felice, e tutto l'affetto di cui t'ho circondato?
Gli occhi chiari si addolcivano, diventavano a un tratto tenerissimi.
Una potente commozione fece trasalire Paolo. Risoluto dinanzi alla fredda collera di poco prima, tremava dinanzi a quella tenerezza paterna che si manifestava raramente, ma che egli sapeva s forte, e che agitava in lui tutte le potenze affettive d'una natura amorevole sotto un'apparenza riservata. Egli comprese in quell'istante che la prova pi terribile l'attendeva,
e trem, sentendosi debolissimo.
...Ho lavorato per te, Paolo, perch tu goda di uno stato agiato. Sono stato un buon padre, nessuno pu negarlo. E credevo che di tutto ci tu mi fossi riconoscente, speravo che tu mi volessi bene.
Ma io vi voglio bene, tanto bene, padre mio, e voi lo sapete! Io sono pronto a sacrificarvi tutto... tutto, tranne la volont di Dio, poich questa volont ha dei diritti imprescrittibili.
Il signor Desalle disse rudemente: Io pure, ne ho!
Avete quelli che Dio stesso vi ha dati, e non dovete servirvene contro di Lui. Oh, babbo, babbo, se vi son caro, non opponetevi alla mia vocazione! E si chin alquanto, con uno sguardo supplice.
Il signor Desalle distolse gli occhi e disse in tono di sorda violenza:  perch ti ho caro che voglio impedire questa follia! Mai farai questo! Mai, intendi, Paolo?
Padre mio...
Il signor Desalle indietreggi, distogliendo sempre lo sguardo da quegli occhi neri cos belli che pregavano con tanta eloquente tristezza.
 inutile: t'ho palesato la mia volont: non ti rimane che adempierla. Partirai domani l'altro per Biarritz: preparati.
E riprese il suo posto dinanzi alla scrivania.
Paolo si allontan.
Nella galleria, la signora Desalle attendeva. Ella usc dall'ombra e s'avvicin a lui, a braccia tese.
Ebbene, mio povero caro?
 no, mamma.
Le braccia materne avvolsero le giovani spalle gi robuste che tremavano un po'. Per un istante vi fu silenzio, un silenzio grave, pieno di tristezza. Poi la signora Desalle disse: Il tuo babbo non comprende l'onore inestimabile che Iddio gli concede chiedendogli il figlio per il suo servizio diretto e per la salvezza delle anime. Figlio mio, che potrai fare?
Attendere che la mia perseveranza riporti vittoria. Quando il babbo vedr che non muto risoluzione e che vivo nel mondo la vita stessa del sacerdote, comprender finalmente, io spero, che la mia vocazione  proprio quella.
Preghiamo, mamma, affinch tale giorno sia vicino. Son tanto impaziente di diventare un umile servo di Dio!
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Capitolo 2.
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La sorella della signora Desalle, sposata ad un ricco negoziante bordolese, passava l'estate e l'autunno nella sua villa di Biarritz, con la figlia Germana ed i figli Maurizio e Francesco. Il primo aveva venticinque anni, il secondo diciotto come Paolo. Entrambi abbandonati a se stessi da una madre mondana e da un padre unicamente occupato dagli affari, conducevano una vita di eleganti sfaccendati, frequentando il Circolo e il teatro, occupandosi delle pi moderne pratiche sportive con un ardore che avrebbe potuto trovare scopi pi utili.
Paolo li vedeva ogni anno a Parigi, dove passavano un mese o due. Ma troppe divergenze d'idee, di educazione separavano i due
giovanotti mondani da quel cugino serio, laborioso, le cui ore di libert erano dedicate a insegnare la dottrina cristiana ai giovani lavoratori e a perfezionare le sue cognizioni di sociologia cristiana. Essi avevano tentato di trascinarlo nella loro vita, ma la calma energica di Paolo aveva fatto presto comprendere l'inutilit di quei tentativi.
Da allora essi avevano evitato d'incontrare quel parente, la cui vita era tutto un rimprovero alla loro giovinezza infruttuosa e colpevole.
Tuttavia, la signora Chevrier, loro madre, aveva invitato parecchie volte Paolo a passare un po' di tempo alla loro villa di Biarritz. Il signor Desalle diceva al figliuolo: Ebbene, non vai?
Paolo rispondeva:  un ambiente troppo mondano. Mi ci troverei a disagio.
Il signor Desalle non insisteva. Il suo orgoglio paterno gioiva nel vedere che il figlio si elevava, con la sua vita serena e seria, ben pi in alto della mandria volgare della giovent che si diverte. Ma ora voleva ad ogni costo che il giovane dimenticasse il desiderio del sacerdozio. E per questo l'obbligava finalmente a rispondere all'invito degli Chevrier, nella speranza che le distrazioni e la vita mondana che conducevano alla villa dei Gelsomini avrebbero presto vinto ci ch'egli considerava come un'esaltazione passeggera.
Paolo si arrese senza opporsi alla volont paterna. Tuttavia egli prevedeva ci che sarebbe per lui quel soggiorno in un luogo nel quale tante cose avrebbero urtato la delicatezza della sua anima cristiana. Ma sapeva altres che Dio non abbandona mai coloro che gli si sono offerti con tutto il cuore.
La signora Chevrier e i suoi figli lo accolsero con quella gentilezza comune che usavano verso chiunque. Soltanto Francesco, un giovane alto, biondo e dal viso gaio, dimostr maggiore cordialit. Egli disse al cugino: Mio caro, che tu voglia o no, dovrai divertirti qui. Biarritz  stupendo quest'anno. Ti presenter ai Sorelsky, dei forestieri elegantissimi, che spendono il denaro a piene mani e danno feste maravigliose.
Tu sai, Francesco, ch'io mi curo poco di feste.
Ma che, ma che! Vedremo! Non dirai pi cos quando avrai assistito a una di quelle!
Il giorno seguente Paolo si rec di buon'ora alla Messa, come era sua consuetudine, e continu i giorni seguenti. Dapprima gli ospiti non se ne accorsero, perch si alzavano tardi: lo seppero per dai domestici, dopo una settimana.
Maurizio tent qualche sarcasmo e Francesco dichiar: Amico mio, tu sei d'una devozione esagerata.
Paolo rispose tranquillamente:  la mia abitudine, e non vi mancher neppur qui.
Avrebbe voluto aggiungere: Specialmente qui! poich fra quella gente frivola, il bisogno d'una ferma regola di vita, d'un aiuto potente dall'alto, si faceva maggiormente sentire.
Il divertimento era legge assoluta, alla villa dei Gelsomini. Le cose serie venivano trattate leggermente e subito allontanate, per lasciare il posto al futile chiacchierio della signora Chevrier, alla pedante e ridicola affettazione di
Germana che, con i suoi quindici anni, si atteggiava a donna erudita, alle preoccupazioni sportive e mondane dei due giovani.
Paolo veniva trascinato, presentato. Siccome era intelligente, attraente parlatore, e distintissimo, piaceva nonostante il suo aspetto riservato.
Francesco gli diceva: Mio caro, tu avrai nel mondo tutti i bei successi che vorrai.
Ma Paolo pensava sempre: Il mondo non  fatto per me.
E mentre intorno a lui si agitavano queste stoltezze, egli vedeva col pensiero le mura del Grande Seminario, le sale, i cortili dove si sarebbe aggirato in tonaca... poi la cerimonia dell' Ordinazione, i nuovi sacerdoti prosternati sui gradini dell'altare, le mani del vescovo levate su di essi... poi ancora, la prima Messa con le sue commozioni frementi, con quel turbamento giocondo e tremante che afferra le anime pure, le vere anime sacerdotali allorquando il Dio invisibile scende nelle loro mani, per rimanere prigioniero d'amore in mezzo agli uomini.
No, nulla poteva distrarlo o allontanarlo dal pensiero che Iddio lo chiamasse allo stato ecclesiastico; nulla lo stornava dalla risoluzione presa e dalla certezza che il Signore muterebbe le idee di suo padre.
Si trovava a Biarritz da tre settimane, quando un giorno lo vide giungere. Il signor Desalle, chiamato a Bordeaux per affari, veniva per un breve soggiorno alla villa dei Gelsomini. La moglie, un po' indisposta, era rimasta a Parigi, dove erano ritornati lasciando il loro castello di Beaumesnil.
Paolo comprese ch'egli veniva soprattutto per assicurarsi se un mutamento favorevole ai suoi propositi si fosse verificato nel figlio. Infatti, la sera del suo arrivo, col pretesto di fare una passeggiata, lo condusse fuori. Dapprima lo interrog sulle sue occupazioni, sui rapporti con la zia e i cugini; e Paolo disse francamente: Son gentili con me. Ma non abbiamo le
stesse tendenze, non ci comprendiamo...
Il signor Desalle interruppe bruscamente: S, lo so. La zia mi ha detto a quali devote esagerazioni ti abbandoni anche qui. Ma occorre che tutto ci finisca. La Messa della domenica, ecco quanto ti permetto.
Volete dunque togliermi uno dei pi potenti appoggi della mia debolezza, padre mio?
Voglio che tu muti idee, ecco! Voglio che tu abbandoni la tua sedicente vocazione.
Essi camminavano nella notte chiara. Il mare, agitatissimo quella sera, s'infrangeva sulle rocce. L'aria fresca, dall'effluvio salino, sferzava in viso i due uomini. Paolo rabbrivid un po', di tristezza, di dolore, e disse con rispettosa
fermezza: Non potr mai, babbo.
Il signor Desalle non rilev questa parola. Egli si volt per tornare alla villa. Nessuno dei due parl pi durante il tragitto, e nei giorni seguenti il signor Desalle non fece alcuna allusione a questo riguardo.
Egli doveva partire da Biarritz il marted sera. Nel pomeriggio usc col signor Chevrier, suo cognato, in automobile, per recarsi al Passo di Rolando. Attratti dalla temperatura mitissima, s'attardarono lungo la Nive spumosa, che scorre nella stretta gola costeggiata dalla ferrovia. La sera era assai avanzata quando l'automobile rientr nel cortile della villa.
Dietro i vetri illuminati, i signori Chevrier e Desalle scorsero un andirivieni insolito e se ne maravigliarono, poich tutti, quella sera, dovevano trovarsi al Casino dove aveva luogo una festa in onore d'un sovrano straniero.
Inoltre, nel vestibolo, i domestici passavano e ripassavano affannati.
Che c' dunque? Vi sarebbe forse qualche malato? domand il signor Chevrier.
Appena l'automobile fu ferma, i due uomini balzarono a terra e giunsero rapidamente sulla soglia della villa.
Giuseppe, che c'? chiese il signor Chevrier a un domestico.
Signore... c'... c'...
Su, parlate dunque! E accaduta una disgrazia?
S, signore, una disgrazia!... Quei signori erano partiti per una gita in mare, su una barca. Questa, non si sa come, s' capovolta...
Un grido soffoc nella gola del signor Desalle.
Il mio figliuolo... il mio figliuolo c'era?
S, signore, e ha stentato assai per raggiungere la spiaggia, poich reggeva il signor Francesco che non aveva pi la forza di...
I due padri non ascoltavano pi. Precedendo il cognato, il signor Desalle giunse sul pianerottolo del primo piano, dinanzi alla camera di Paolo. La porta era aperta. Un uomo, il medico, si chinava sul letto dove una forma umana era distesa.
Il signor Desalle vi si precipit. Il medico disse: Adagio!... Adagio!...
...
Il viso di Paolo, pallidissimo, s'affondava nel candore del guanciale. Le sue palpebre si sollevavano un po', lasciando scorgere i grandi occhi neri, che non avevano pi l'abituale espressione vivace. Tuttavia, alla vista del signor Desalle s'illuminarono; le labbra livide si schiusero, ma il suono che ne usc era s fioco, da non poter essere udito dal padre.
Bimbo mio!... Mio Paolo!...
Il signor Desalle stringeva la mano umida che scottava, e si chinava sul giovane che aveva lasciato alcune ore prima pieno di vita.
L'angoscia dava lampi di follia al suo sguardo e faceva affluire alla faccia tutto il sangue.
Il medico mormor: Non bisogna agitarlo; venite.
Uscirono dalla camera ed entrarono in una sala vicina. La mano del signor Desalle si pos impetuosamente sul braccio del medico.
Che ne dite? Si potr salvare?
Forse.
Come, forse? Alla sua et? Che cos'ha?
Le parole gli morivano in gola.
Si  spossato a ricondurre il cugino quasi inanimato. Inoltre ha preso freddo e la reazione non si compie normalmente. Temo una congestione polmonare.
Ma di questo si guarisce!
Certo. E spero di giungere ad arrestare il male.
Il medico disse ancora alcune parole di conforto che l'infelice padre ud appena. Poich, quand'era entrato, al solo vedere l'espressione del dottore aveva compreso che lo stato di Paolo era disperato.
Infatti, il giorno dopo egli peggior. La signora Desalle, chiamata con un telegramma, giunse verso sera e si pose, accanto al marito, al capezzale del figliuolo.
...
Due giorni passarono senza un raggio di speranza. Il giovane aveva delle alternative di lucidit e d'incoscienza.
Talvolta era assalito dal delirio, e allora diceva parole senza significato, fra le quali ritornavano soprattutto queste: Prete no!... La mia disgrazia!
La mattina del quarto giorno il medico, dopo averlo esaminato, disse ai genitori: Non posso pi nascondervi che non mi
rimane alcuna speranza.
La madre si mise a singhiozzare piano piano. Il signor Desalle s'avvicin a una finestra e l'apr, per esporre il viso acceso all'aria fredda del mare. Le sue dita strinsero convulsamente la sbarra d'appoggio. Si rivolse dopo alcuni istanti e rientr nella camera del figlio.
...
Il giorno precedente, in un momento di lucidit, Paolo s'era confessato e aveva ricevuto il Viatico e l'Estrema Unzione.
Dopo, la coscienza non gli era pi tornata completamente.
Quando il signor Desalle s'avvicin al letto, vide i grandi occhi febbricitanti fissarsi su lui con un'espressione quasi cosciente. Il padre si chin e pos la mano sulla fronte madida. Allora il malato, che non aveva detto parola fin dal giorno prima, mormor tra un rantolo e l'altro: Vedete, Dio mi vuole... e mi prende.
Il signor Desalle ebbe un improvviso sussulto. La mano si allontan, abbandonando la fronte.
Di nuovo Paolo tacque e le sue palpebre umide ricaddero sugli occhi. Il padre indietreggi sino alla finestra, appoggi la fronte contro il vetro e guard dinanzi a s, con gli occhi dilatati dal terrore. Il mare sembrava una sbarra grigia senza riflessi, sull'orizzonte color lino chiaro. Alcune vele passavano, gonfiate e tese dal vento. Lo sguardo del signor Desalle si fiss macchinalmente su una di esse: pensava alla barca che aveva trasportato alcuni giorni prima Paolo e Francesco,
cos lieti e ardenti, che il mare con un colpo di vento, aveva travolti. Francesco si era gi ristabilito. Come aveva detto il medico, Paolo s'era esaurito, e il freddo l'aveva colto, penetrando fino alle ossa. Ora moriva...
Il padre rabbrivid. Un gemito gli usc, soffocato dalle labbra. Ripet macchinalmente le parole di Paolo: Dio mi vuole... e mi prende....
S'allontan dalla finestra con un brusco movimento. La disperazione, la rivolta, facevano tremare il suo corpo robusto e gli scintillavano negli occhi. Ritorn verso il letto.
...
Paolo non s'era mosso. Il respiro breve e sibilante gli passava tra le labbra, dopo aver sollevato penosamente il petto esausto. Dei solchi pieni d'ombra si formavano sul giovane viso gi emaciato in pochi giorni di malattia e sfiorato dalla morte. Le labbra si movevano. Paolo, senza dubbio, pregava, forse inconsciamente.
Lo sguardo del signor Desalle si fissava su lui con un ardore disperato. Quel ragazzo era la grande tenerezza della sua vita. Certo egli era stato buon figliuolo, buon marito; ma la sola paternit aveva fatto vibrare in lui le fibre pi sensibili. Per Paolo avrebbe fatto mille sacrifici, e mai gli aveva rifiutato qualcosa, fino al giorno in cui la vocazione del giovane era venuta a cozzare contro il suo geloso amore paterno. Egli sognava per lui un avvenire stupendo; lavorava affinch questo unico figlio non dovesse desiderare nulla al mondo...
E Dio glielo prendeva nonostante tutto quello ch'egli aveva fatto per custodirlo!
Una frase pronunziata il giorno prima dal sacerdote chiamato presso il morente, gli torn improvvisamente alla memoria:
Dio pu conservarlo. Pregate. Il miracolo  sempre possibile.
Il miracolo! Il signor Desalle sosteneva di non crederci. Tuttavia un ricordo rimaneva scolpito nella sua anima. Un tempo, quand'era adolescente, durante un soggiorno a Lourdes, aveva veduto una misera creatura rachitica, paralizzata, corrosa dalle piaghe, quasi moribonda, rizzarsi al passaggio del Santissimo Sacramento. In quell' istante egli non aveva avuto neppure il pensiero di negare l'intervento miracoloso. Pi tardi, quando incominci ad allontanarsi dalle pratiche religiose, tent di persuadersi d'essere stato vittima della facile credulit infantile. Ma in un istante come quello, in cui tutto il cosiddetto spirito forte crolla compassionevolmente dinanzi al dolore, il signor Desalle si persuadeva che mai aveva cessato di credere, e che invano tentava d'ingannare se stesso negando la possibilit del miracolo.
Egli pens a un tratto: Dio potrebbe farne uno per Paolo! Dio potrebbe guarirlo!
Poi un altro pensiero lo colp e lo fece fremere: Dio non conceder questa grazia a colui che gli ha rifiutato il figlio.
Le sue larghe spalle tremavano, curvandosi.
Lo sguardo pieno d'angoscia si fissava disperatamente sul giovane moribondo. Una lotta dolorosa incominciava nel suo cuore d'uomo: lotta tra l'orgoglio che non voleva cedere a Dio, e l'amore paterno che voleva ad ogni costo conservare il ragazzo si caro.
La signora Desalle rientr nella camera. Vacillando s'accost al letto, baci con dolcezza la mano del figlio.
Il viso pallido ebbe un sussulto, ma le palpebre non si rialzarono. Il respiro breve ed agitato andava indebolendosi.
La signora Desalle si rialz e venne accanto al marito.
Giorgio, Giorgio, io temo che... oh, no, no, non  possibile ch'egli muoia cos! Eppure ho pregato tanto. Oh, Giorgio, se tu pure pregassi! Forse Dio non attende che questa supplica per salvare il nostro figliuolo.
Egli disse con voce un po' rauca: Tu credi? Ma io ho rifiutato di dargli Paolo.
Prometti che non ostacolerai pi la sua vocazione. Oh, Giorgio, Giorgio, sei stato colpevole! Riconosci i tuoi torti, riparali, e Dio avr piet.
I suoi occhi pieni di lacrime supplicavano; ma pi ancora di questa preghiera, la vista del figlio gi immobile vinse l'orgogliosa resistenza del padre. Con un moto improvviso e risoluto il signor Desalle si rivolse verso la statuetta della Madonna di Lourdes posata da Paolo sulla tavola da lavoro, e disse con voce rauca dalla commozione, ma risoluta: Ebbene, se la Madonna di Lourdes mi concede la guarigione del figlio, prometto di lasciarlo entrare volentieri nel Seminario. Inoltre
ci recheremo tutti alla grotta, in pellegrinaggio.
Dalla porta rimasta aperta Francesco entrava in quell'istante con la madre. Siccome era ancora debolissimo, gli era stato fino allora impedito di recarsi da Paolo. Egli si ferm, impressionato dalle parole dello zio e dalla vista del viso sconvolto del cugino.
 per via di me...  per via di me ch'egli si trova in quello stato! mormor.
Le lacrime sgorgarono dai suoi occhi e scesero sulle guance ancora pallide. Egli and a inginocchiarsi accanto al letto, guardando il cugino con disperazione.
La zia gli si avvicin e disse: Francesco, vuoi pregare con noi? Imploreremo la sua guarigione dalla Madonna di Lourdes.
Egli rispose con slancio: S, oh, s! E mi sforzer d'essere migliore, di seguire i consigli che egli mi dava proprio l'altro giorno, nel momento della disgrazia. Povero Paolo tanto buono!
La sera di quel giorno si manifest un leggero miglioramento.
...
Il giorno seguente il medico dichiar che, nonostante le sue previsioni e quantunque il malato fosse stato il giorno prima veramente moribondo, egli tornava oggi a sperare di salvarlo.
Si rivedevano ora i begli occhi ch'erano sembrati chiusi per sempre; le labbra pallide ritrovavano per tutti un sorriso; ma per il padre specialmente, Paolo aveva sguardi pi dolci e teneri. Nello stato di quasi incoscienza in cui sembrava immerso il d prima, aveva forse compreso le parole e la solenne promessa del signor Desalle?
Francesco non lasciava quasi mai il cugino. L'infortunio, il pericolo di morte sospeso su Paolo, avevano scosso profondamente quel carattere buono, e, in fondo, affettuosissimo ma guidato male fino allora.
Fin dal giorno seguente, il miglioramento apparve cos rapido, che il medico dichiar con maraviglia: Ma davvero, posso dire che  guarito!...
Completamente guarito! E senza debolezza, con un appetito eccellente.  inverosimile!
...
Quand'egli fu uscito, il signor Desalle s'avvicin al figlio e gli si sedette accanto.
Debbo dirti una cosa che ti far piacere, ragazzo mio: ed  che non mi oppongo pi alla tua vocazione.
Paolo, chinando un po' la testa, l'appoggi sulla spalla del padre e mormor: Lo sapevo... L'altro giorno compresi, nonostante la nebbia che avvolgeva il mio cervello. Oh, babbo mio, vedrete che sorgente di consolazioni sar questa rinunzia ai vostri desiderii! E comprenderete presto che, diventando ministro di Dio, il vostro figliuolo sapr amarvi meglio e pi di quanto abbia mai fatto.
...
A Lourdes, la primavera seguente, si vide giungere il giovane guarito, con i genitori e Francesco. Dinanzi alla Grotta pregarono a lungo. Il signor Desalle guardava ad ogni istante il figlio, robusto come prima, senza alcuna traccia della terribile malattia; e una riconoscenza profonda riempiva il cuore paterno per Colei che gli aveva salvato il suo Paolo.
Salendo verso la basilica, questi, che aveva osservato l'espressione meditabonda del cugino, gli domand passando affettuosamente il proprio braccio sotto il suo: Ebbene, mio caro, che impressione ti fa questo luogo benedetto?
Francesco rispose francamente: M'ispira il desiderio di mutar vita. La mia non  stata finora che un susseguirsi di
frivolezze, per non dire peggio. Sar necessario che tu mi aiuti, Paolo. Bench si abbia entrambi la stessa et, tu sei molto pi bravo e pi esperto. Profitta del potere che eserciti su me, della vivissima affezione che m'ispiri, per trasformarmi.
Paolo, rivolgendosi un po', tese la mano nella direzione della Grotta ed esclam commosso: Ecco, in verit, un miracolo pi grande, pi splendido ancora della mia guarigione! Ed anche questo lo dobbiamo a Lei, a Lei, che s' degnata di apparire in questa parte della terra, per allontanar la disperazione da noi, poveri peccatori, povere creature infelici e doloranti che siamo.
...
In una mattina d'aprile, l'abate Desalle celebr la sua prima Messa a Sant'Andrea, la chiesa del villaggio da cui dipendeva il castello di Beaumesnil. Allorch egli elev il Signore tra le dita frementi, alcune lacrime scivolarono sotto le sue palpebre, e l'adorazione eruppe dal suo cuore con espressioni ardenti.
Intorno a lui il silenzio era assoluto. Alcune strisce di sole colorate di giallo e di porpora si stendevano sull'altare, sull'amoerro bianco e l'oro pallido della pianeta, sui capelli grigi del curato inginocchiato nel suo stallo; poi raggiungevano, fuori del coro, il viso assorto e bagnato di lacrime della signora Desalle, e quello del padre, commosso e fremente. Un raggio di sole illumin il candore dell'Ostia. Il signor Desalle curv il capo, e l'ador.
Quando il novello sacerdote, con la pisside in mano, scese dall'altare, le prime labbra che ricevettero Iddio da lui furono quelle di suo padre, ritornato alle pratiche religiose in quegli ultimi mesi.
Paolo aveva pregato tanto e offerto innumeri sacrifici per ottenere questa grazia, e il Signore gliela concedeva all'inizio della sua vita sacerdotale, come un lieto presagio per le sue future opere apostoliche.
Anche Francesco c'era: Francesco diventato un serissimo studente in legge, che non aveva cessato, da sei anni, di mantenere col cugino rapporti di affettuosa confidenza. Le sue belle doti, soffocate da un'educazione malintesa, si sviluppavano da che seguiva i consigli di Paolo e sfuggiva all'azione del fratello. Ai motteggi di Maurizio egli rispondeva apertamente: Voglio esser un uomo utile, non un fantoccio come te e gli amici tuoi.
E manifestava l'idea di porre, non appena ottenuta la laurea, la sua ardente giovinezza, l'energia intellettuale e l'irrompente eloquenza, al servizio delle opere sociali. Anch'egli era una cara conquista di Paolo.
E risalendo all'altare, il giovane sacerdote esclamava in cuor suo: La mia anima glorifica il Signore... poich Egli s' degnato di guardare la miseria del suo servo, ed ha compiuto in lui opere grandi.
Al castello di Beaumesnil una colazione riuniva i parenti ed alcuni amici intimi. Paolo dimostr la sua abituale e piacevole gaiezza che diffondeva intorno un'impressione di gioia tranquilla.
Gli occhi del padre non lo lasciavano mai.
Quando il pasto fin, il signor Desalle, preso a braccetto il nuovo sacerdote, lo condusse in giardino, sotto un viale di olmi secolari i cui rami nell'inizio della primavera riprendevano vita per effetto della linfa e si ornavano di piccole gemme verdi. Alcuni boschetti si stendevano a destra e a sinistra, in un arruffo di rami spogliati dall'inverno e di fogliame persistente. All'estremit del viale, una ninfa di marmo ergeva il suo candore nella luce del giorno, nel centro di una vasca. Strisce di sole filtravano dovunque, nell'intreccio degli arbusti, lungo i tronchi brunastri, sul terreno
inghiaiato dove camminavano lentamente i due uomini.
Il signor Desalle disse pensieroso: Avevo comperato Beaumesnil per te, e mi proponevo di regalarti questa propriet quando ti fossi sposato. Ed ora, dimmi, che ne far?
Paolo si ferm e guard il padre sorridendo. Datemela ugualmente, babbo. Sapr giovarmene.
A quale scopo?
Come colonia estiva, oppure per un'altra opera del genere.
Il signor Desalle sorrise a sua volta. Egli appoggi le mani sulle spalle del figlio.
Tu mi ci manderai tutti i bimbi della parrocchia dove sarai vicario, lo prevedo. Ebbene, Beaumesnil  tuo: fanne ci che vuoi.
Che padre siete voi! Come ringraziarvene?
Tu m'hai gi reso centuplicato quanto ho potuto fare, figlio mio, ottenendomi la grazia di ritornare a Dio e di comprendere l'onore che mi veniva concesso nella tua persona. Ora ho l'anima serena, e nessuna felicit umana uguaglier mai questa.
Silenziosamente i due uomini s'abbracciarono.
Lo sguardo ardente di Paolo rivelava la gioia, la tenerezza filiale. Di passo lento, automatico, essi continuarono a camminare per il viale. In breve si trovarono presso la vasca.
L'acqua verde luccicava sotto i riflessi del sole e s'increspava al soffio leggero del vento.
All'improvviso divenne fosca, poich una nuvola velava la luce. Paolo mormor:
 l'immagine della vita di un'anima.
Si ferm, il suo sguardo pensoso si perdette nella profondit d'un viale, mentre col pensiero volava ancora pi lontano, verso quella Parigi dove presto gli verrebbe assegnato un posto di battaglia in qualche parrocchia popolosa, dove le fatiche dell'apostolato sono pi rudi, dove freme la ribellione che la miseria acutizza. Egli non tremava. Aveva desiderato tutto ci che lo attendeva per meglio rassomigliare al suo Maestro perseguitato, sconosciuto.
La sua gagliarda giovinezza fisica e morale, la sua fede ardente, la sua tenera piet per le anime ingannate e dolenti, andavano semplicemente, lietamente, e tuttavia senza illusioni, verso le sofferenze e i disinganni, le gioie misteriose e le divine consolazioni di cui  intessuta la vita del sacerdote.
Accanto a lui il signor Desalle mormor:  dura la vita che hai scelta!
Il giovane prete si concentr un istante. I suoi occhi brillarono d'una rara felicit.
E disse con voce fremente di commozione: Fu la vita di Dio. Che posso desiderare di meglio?
...
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...
FINE.